Lettera del Vescovo Franco Manenti ai fedeli della Diocesi

  • L’ASCOLTO CHE DIVENTA PREGHIERA

Dopo aver ascoltato e meditato la “parola” che il Signore mi ha rivolto, rivolgo la mia parola a Lui, una parola che nasce dall’ascolto, dalla riflessione e che si esprime come lode, domanda, confessione.

 

Suggerisco alcune modalità per la preghiera:

 

  • Domando a Dio che riveli il suo volto di Padre, che si prende cura dei suoi figli e che conceda di conoscerlo sempre più profondamente.

Due strade possibili: con parole mie e/o con testi biblici, come, per esempio con alcuni Salmi, dove il salmista chiede a Dio di “non nascondere il suo volto”, di “mostrare il suo volto” (cfr. Sal 27; 42-43; 143).

 

  • Una preghiera che si riferisce alle situazioni che sto vivendo, che può esprimersi come supplica (cfr Sal 5; 28; 86), rendimento di grazie (cfr Sal 66; 100; 103), confessione delle difficoltà (cfr Sal 55; 38; 69), lamento (cfr Sal 22; 88; 130), professione di fede (cfr Sal 16; 30; 91), richiesta della sapienza (cfr la preghiera del giovane Salomone prima di iniziare il governo del popolo d’Israele, dopo la morte del padre Davide, Sap 9,1-18).

Anche questa preghiera la posso esprimere come parole mie e/o con testi biblici. Ancora i salmi possono suggerirci le parole adatte per esprimere quanto abbiamo in cuore.

 

 

  • PER LA CONDIVISIONE COMUNITARIA

 

E’ l’ascolto del Signore condiviso, grazie al quale ci si edifica a vicenda, comunicando con semplicità, le proprie considerazioni, maturate nella preghiera personale di fronte ai fatti accaduti.

 

Lo stile della condivisione comunitaria non deve essere quello del “dibattito televisivo”, dove si cerca, con ogni mezzo, di far prevalere la propria opinione, ma quello del “DIALOGO”, dove insieme ci si mette insieme in ascolto del Signore, si condividono le proprie riflessioni per individuare come realizzare concretamente la sua volontà.

 

▪ Ritengo preziosi anche per noi i consigli di S. Basilio a chi desiderava condividere la Parola: «Parlare conoscendo l’argomento; interrogare senza voglia di litigare; rispondere senza arroganza; non interrompere chi parla se dice cose utili; non intervenire per ostentazione, essere misurati nel parlare e nell’ascoltare; imparare senza vergognarsene; insegnare senza prefiggersi alcun interesse; non nascondere ciò che si è imparato dagli altri» (Epistula II, 50).

 

Mi permetto di suggerirvi alcune indicazioni di metodo:

 

  • non è necessario fare il resoconto completo della lectio personale;
  • segnalare alcune delle riflessioni, sottolineature, preghiere, proposte, emerse nella lectio personale;
  • stendere un testo scritto del proprio intervento.

 

 

CONCLUSIONE

 

A conclusione di questa Lettera faccio mie le parole dell’apostolo Paolo ai cristiani dei Efeso: «non cesso di rendere grazie per voi, ricordandovi nelle mie preghiere, perché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una più profonda conoscenza di lui. Possa egli davvero illuminare gli occhi della vostra mente per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi credenti secondo l’efficacia della sua forza che egli manifestò in Cristo, quando lo risuscitò dai morti e lo fece sedere alla sua destra nei cieli…» (Ef 1,16-20).

 

+ Franco

 

Senigallia 13 Maggio 2020, Memoria della Beata Vergine Maria di Fatima

 

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