Lettera del Vescovo Franco Manenti ai fedeli della Diocesi

  • DISCERNIMENTO SVOLTO CON LO SPIRITO SANTO

Ritornando a Gesù, l’invito che proviene dalle sue parole e dal suo modo di mettersi in ascolto della vita ci sollecita a un “discernimento”, a una comprensione di quanto sta accadendo in riferimento alla individuazione di scelte da compiere, di azioni da promuovere, personalmente e comunitariamente, che consentano a Dio Padre di realizzare, anche in questo tempo di prova, la sua volontà, il suo disegno buono su di noi, sulla storia dell’umanità.

Quello a cui ci impegna Gesù è un discernimento svolto con lo Spirito Santo, lo Spirito della verità, da lui promesso ai discepoli, che “li guiderà a tutta la verità” (cfr Gv 16,13).

Il discernimento, sia personale sia comunitario, è un esercizio spirituale che ha bisogno di un clima di preghiera e di ascolto profondo della parola di Dio, di sé e degli altri.

In questo esercizio ci mettiamo in ascolto della storia, di quanto è accaduto in questi giorni nella storia degli uomini, come luogo dove Dio rivela il proprio volto e si manifesta come Padre e Salvatore.

→CONCILIO VATICANO II

La nostra scelta è confortata anzitutto da un testo del Concilio Vaticano II: «Questa economia della Rivelazione comprende eventi e parole intimamente connessi in modo che le opere, compiute da Dio nella storia della salvezza, manifestano e rafforzano la dottrina e le realtà significate dalle parole, mentre le parole proclamano le opere e illustrano il mistero in esse contenuto» (Costituzione sulla divina Rivelazione, Dei Verbum 2).

→ PAPA FRANCESCO

Anche papa Francesco ci incoraggia in questo percorso, quando, dopo aver dichiarato che «la realtà è superiore all’idea», spiega che «Questo criterio è legato all’incarnazione della Parola e alla sua messa in pratica: “In questo potete riconoscere lo Spirito di Dio: ogni spirito che riconosce Gesù Cristo venuto nella carne, è da Dio”» (1Gv 4,2).

Il criterio di realtà, di una parola già incarnata e che sempre cerca di incarnarsi, è essenziale all’evangelizzazione. Ci porta, da un lato, a valorizzare la storia della Chiesa come storia di salvezza, a fare memoria dei nostri santi che hanno inculturato il Vangelo nella vita dei nostri popoli, a raccogliere la ricca tradizione bimillenaria della Chiesa, senza pretendere di elaborare un pensiero disgiunto da questo tesoro, come se volessimo inventare il Vangelo. Dall’altro lato, questo criterio ci spinge a mettere in pratica la Parola, a realizzare opere di giustizia e carità nelle quali tale Parola sia feconda. Non mettere in pratica, non condurre la Parola alla realtà, significa costruire sulla sabbia, rimanere nella pura idea e degenerare in intimismi e gnosticismi che non danno frutto, che rendono sterile il suo dinamismo» (Evangelii Gaudium, 233).

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