Lettera del Vescovo Franco Manenti ai fedeli della Diocesi

Diocesi di Senigallia

“PERCHÉ NON GIUDICATE VOI STESSI CIÒ CHE È GIUSTO?”

Lc 12,57

 

Lettera del Vescovo Franco Manenti

ai fedeli della diocesi di Senigallia

Senigallia 13 Maggio 2020

Memoria della Beata Vergine Maria di Fatima

Carissime/i,

quanto stiamo vivendo ci mette alla prova, mette alla prova la nostra esistenza nella sua collaudata strutturazione del tempo, delle relazioni e delle attività; mette alla prova la pratica della fede nella sua abituale espressione liturgica, sacramentale, pastorale (catechesi, celebrazioni, carità, incontri con le famiglie, con le persone).

La prova che stiamo vivendo ci segna personalmente e comunitariamente.

Il tempo della prova continua anche se gradualmente si stanno allentando le misure restrittive e gradualmente stiamo ritornando alla vita di sempre, con la consapevolezza, più volte e da molte parti dichiarata, che “nulla sarà come prima”.

Quanto è accaduto in questi giorni non consentirà più che tante cose ritornino come prima; e che tante altre cose non ritornino come erano prima dipenderà da noi, dalle nostre decisioni. Quanto è accaduto e stiamo vivendo c’interpella come credenti su tanti fronti, c’impegna in un discernimento, il cui obiettivo è quello d’individuare la direzione da dare alla nostra vita personale e alla vita delle nostre comunità, di individuare le scelte da compiere in fedeltà al Signore.

  • Anche l’invito dell’apostolo Paolo ci rimanda a questo discernimento:

«Vagliate ogni cosa, tenete ciò che è buono» (1Ts 5,21).

Nell’invito ritroviamo il percorso del discernimento:

  • vagliate ogni cosa”: l’apertura all’intera realtà, personale (il mondo interiore, la propria vita) e il mondo (le persone, la cultura, gli avvenimenti). Questa apertura non è scontata, né immediata, va decisa, appresa e intrapresa.
  • tenete (scegliete, conservate, praticate) ciò che è buono”: l’esercizio della libertà “guidato” da ciò che nel discernimento è stato riconosciuto come bene. Anche questo esercizio non è scontato, per varie ragioni, una in particolare, riguarda la figura della libertà e il suo esercizio.
  • Il discernimento è sollecitato anche dalle domande rivolte da Gesù alle folle:

«Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?» (Lc 12,56-57).

  • Gesù, dopo aver riconosciuto alle persone la competenza nell’interpretare i fenomeni atmosferici («Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: “Arriva la pioggia”, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: “Farà caldo”, e così accade», Lc 12,54-56), chiede conto della loro incapacità di una lettura sapienziale della storia, della realtà (“questo tempo”) e di una valutazione di ciò che è bene (“giusto”).
  • Le domande di Gesù ci sollecitano a comprendere il nostro tempo, quanto sta accadendo in questo momento drammatico della storia dell’umanità; ci impegnano a individuare le cause che hanno provocato una simile situazione, a operare quelle scelte che imprimano alla nostra esistenza sulla terra una concreta attenzione a ciò che è “giusto”, cioè a quanto promuove realmente la qualità della vita umana.
  • La “valutazioneche Gesù ci suggerisce l’ha operata lui stesso nella propria vita.

–    L’autore della Lettera agli Ebrei scrive che Gesù «Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì» (Eb5,8). Gesù non deve imparare ciò che non è ancora in grado di fare -obbedire – ma apprende dalla vita (“le cose che patisce”) come dare seguito alla decisione presa “entrando nel mondo”: «Ecco, vengo…per fare, o Dio, la tua volontà» (Eb 10,7).

–    Gesù non decide anticipatamente, né per conto proprio ciò che è bene fare, come condurre la propria esistenza, quali scelte concrete operare, ma si lascia guidare dalla volontà del Padre non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato.  Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite», Gv 8,28-29), una volontà che viene a conoscere dagli incontri, dalle situazioni, dagli avvenimenti della vita (“le cose che patisce”), nel dialogo della preghiera costante con il Padre (l’evangelista Luca segnala che Gesù «si ritirava in luoghi deserti a pregare» [Lc 5,16; 9,18] e che gli avvenimenti decisivi della sua vita erano preceduti e accompagnati dall’incontro con il Padre: dopo il battesimo al Giordano [Lc 3,21]; prima di scegliere i Dodici [Lc 6,21]; nella trasfigurazione sul monte Tabor [Lc 9,28-29]; al Getsemani [Lc 22,44]; sulla croce [Lc 23,34.46]). Gesù, ha condiviso la volontà del Padre, l’ha fatta conoscere agli uomini e, con la sua esistenza culminata nella Pasqua di morte e risurrezione, ha consentito al Padre di compierla a nostro vantaggio.

  • Grazie a Gesù l’apostolo Paolo può scrivere nella sua lettera ai Romani:

–    «Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né nessun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore» (Rm 8,38-39).

Il convincimento dell’Apostolo (“Sono persuaso…”) mi pare particolarmente prezioso per noi che dobbiamo imparare dalla vita, dalle cose che in questi giorni “stiamo patendo”, (anche nel senso delle sofferenze subite) a compiere “la volontà di Dio”, a conoscerla per realizzarla nella concretezza della storia di questo tempo.

  • Prezioso soprattutto se lo consideriamo nel contesto più ampio dei vv. 28-30 dello stesso capitolo 8°: «Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno. Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinato, li ha anche chiamati; quelli che ha chiamato, li ha anche giustificati; quelli che ha giustificato, li ha anche glorificati».
  • Nel “tutto” cui fa riferimento S. Paolo sono incluse le “sofferenze del tempo presente”, di cui si parla al v. 18 («Ritengo infatti che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura [quella a cui l’Apostolo fa riferimento nei vv. 28-30, a conclusione della illustrazione del disegno di Dio e della sua azione nella storia degli uomini] che sarà rivelata in noi»). Per Paolo le sofferenze del tempo presente non minacciano la gloria (la vita stessa del Figlio, alla quale siamo destinati ancora prima della fondazione del mondo [“predestinati”]) che “sarà rivelata in noi”.

Paolo non vuole giustificare nessuna sofferenza né spiegarla, perché per lui la sofferenza resta un mistero. Se per l’Apostolo la sofferenza continua a restare un mistero, non costituisce però una minaccia per coloro che amano Dio, confidano in lui, perché Dio opera per il loro bene in tutto e tramite tutto, incluse le sofferenze.

  • La realizzazione del suo disegno, che ha preso forma fin dall’eternità (cfr Ef 1,4), di rendere gli uomini partecipi della vita di Gesù Cristo risorto (cioè il bene verso il quale Dio conduce la storia umana) è già iniziato e procede verso il suo compimento.

Per questo con l’Apostolo possiamo considerare e vivere il “tempo presente con le sue sofferenze” non come un tempo di cui lamentarci o rammaricarci, da sconfitti, ma da “vincitori”, stupiti e rassicurati per la potenza dell’amore fedele di Dio che ci custodisce e ci accompagna.

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